Com’è la vita di un frontender in Flowing?

Com’è la vita di un frontender in Flowing?

N.B. Questo contenuto è stato prodotto e pubblicato la prima volta da Flowing, società che da luglio 2022 è confluita in Claranet Italia. Insieme a essa sono confluite riflessioni, temi, metodologie e spunti, ampiamente condivisi e orgogliosamente riproposti all’interno di questo blog. ©claranet

PUBBLICATO IL 11/09/2020 DA

Francesco

Development

IN SINTESI

In questo periodo stiamo facendo colloqui per conoscere nuove persone e avviare con alcune un percorso di onboarding che li porterà a diventare nuovi surfer. Tra i vari profili, ora stiamo cercando frontender da inserire nel nostro team. E allora perché non intervistare uno dei nostri frontender più conosciuti? Vogliamo farti conoscere Flowing direttamente dalla voce di chi ne fa parte.

Sentiamo cosa ci racconta Francesco, come vive Flowing nella sua quotidianità. 

Qual è la tua giornata tipo in Flowing? Soprattutto, c’è una giornata tipo?

Devo dire che il 2020, pur essendo un anno particolare, ha reso la mia vita lavorativa molto più stabile. Fino all’anno scorso mi dividevo tra le attività di sviluppo e quelle di formatore/consulente, che mi portavano spessissimo in viaggio, non permettendomi di avere facilmente una giornata tipo. Per vari motivi, tra cui ovviamente la pandemia, questa attività si è ridotta e ora sviluppo tutto il tempo disponibile.

Oggi quindi la mia giornata tipo è composta principalmente dallo sviluppo di codice. Mi sto dividendo tra due progetti, uno per il nostro cliente Sinapsi, in AngularJS, con qualche anno sulle spalle ma che devo dire mi regala parecchie soddisfazioni, ed un nuovo progetto in partenza per DIS, in React+TypeScript. La restante parte del tempo è dedicata alla condivisione, che sia con i colleghi (tramite momenti sincroni o asincroni), che con i clienti (in vari momenti, come l’iteration meeting).

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?

Sicuramente la possibilità di sperimentare approcci e stili differenti nei vari progetti. Poter lavorare contemporaneamente su un progetto in React e uno in AngularJS mi permette di mescolare idee e di creare poi soluzioni nuove e interessanti anche in progetti avviati. Proprio nei progetti di cui parlo sopra, ho iniziato da qualche tempo a lavorare anche sul backend, Java/Kotlin sul primo, PHP sul secondo. Questa cosa mi entusiasma e mi aiuta a diventare uno sviluppatore sempre più completo.

Ma forse la cosa che più mi piace è far capire ai nostri clienti che il codice che scriviamo è solo una parte di un sistema più complesso che riguarda quindi vari aspetti. Mi capita spesso di parlare di come il modello di business che guida l’azienda deve impattare sullo sviluppo del software, a partire dalla scelta delle feature da implementare fino ad arrivare alla quantità e al tipo di test da scrivere. Sono discussioni complesse, ma quando vanno per il verso giusto danno enormi soddisfazioni.

Che lavori stanno arrivando nell’ultimo periodo?

In questo momento arrivano due tipologie di progetti per quanto riguarda il frontend: ci sono progetti greenfield in cui iniziamo da zero, soprattutto in Angular e React. Ma stanno diventando sempre più frequenti anche progetti brownfield in cui dobbiamo andare ad inserirci in un contesto già esistente, spesso aggiungendo delle attività di refactoring al flusso tipico di creazione di nuove funzionalità. Questi progetti che al primo impatto possono sembrare non eccessivamente affascinanti, si rilevano spesso particolarmente sfidanti.

Diventano sfidanti soprattutto perché lo sviluppo frontend come lo conosciamo oggi è una branca dello sviluppo software relativamente “giovane”, non esistono quindi ricette pronte quando si parla di refactoring come invece in altri ambienti.

Sei in Flowing da diversi anni: cosa rende questa collaborazione duratura? 

Effettivamente ho superato la soglia psicologica dei cinque anni, che in qualche modo ti mette davanti a un bivio. Mi sono posto la domanda sul perché abbia deciso di rimanere in Flowing invece di valutare altre aziende. Alla fine la risposta che mi sono dato è riassumibile in una parola: Evoluzione.

Flowing è un’azienda in continua evoluzione, complice il fatto che siamo un’azienda nuova, frutto della fusione di due realtà. Questa evoluzione continua fa sì che ad ogni surfer viene data la possibilità di crescere. In questi cinque anni ho fatto un percorso su di me molto appagante. Ho iniziato ad occuparmi di consulenza, formazione, public speaking fino ad arrivare a scrivere il mio primo libro l’anno scorso. Ovviamente questo percorso lo devo soprattutto ai miei sforzi, ma Flowing è stato un enorme acceleratore proprio per l’approccio che l’azienda ha sempre tenuto.

Ho scelto la parola evoluzione non a caso, non è solo un discorso di crescita personale. L’evoluzione è irruenta e spesso imprevedibile. Se mi fossi chiesto cinque anni fa se sarei mai stato in grado di diventare uno speaker internazionale o di scrivere un libro avrei detto no. Proprio quest’anno sono inoltre diventato socio, aggiungendo un altro pezzo al mio percorso evolutivo. Ed è questa la cosa più elettrizzante che mi spinge a continuare nel voler essere un surfer. Cosa farò nei prossimi cinque anni? E chi lo sa…

Se ti ho incuriosito e vuoi saperne di più sul profilo frontender che stiamo cercando leggi.

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Photo credits: Austin Distel on Unsplash


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